Teoria dei sistemi

Tutto quello che serve per la quinta, in schemi da guardare, capire e ridisegnare a memoria. Se sai disegnare lo schema qui accanto e spiegarne ogni freccia, hai già metà del programma.

Ripassa così: guarda lo schema, coprilo, ridisegnalo.

Schema di un sistema retroazionato: il riferimento entra nel nodo sommatore, l'errore va al processo G, l'uscita viene misurata dal sensore H e riportata al nodo con segno meno. + − Processo G Sensore H r(t) riferimento e(t) errore y(t) uscita retroazione
misuro, confronto, correggo

La mappa di tutto l'argomento

Ogni riquadro è un capitolo: toccalo per andarci. Quando ripassi, prova a ricostruire da solo i sottotitoli grigi di ogni riquadro.

Che cos'è un sistema

Un sistema è un insieme di elementi che interagiscono tra loro e con l'ambiente per svolgere una funzione o raggiungere uno scopo. Non conta solo di cosa è fatto, ma soprattutto come le parti sono collegate.

Un mucchio di mattoni non è un sistema; una casa sì. Un elenco di persone non è un sistema; una squadra di calcio sì.

I cinque ingredienti

Trucco per ricordare: ERCAS

Elementi, Relazioni, Confine, Ambiente, Scopo. Pensa a una classe: studenti (E), amicizie e lezioni (R), le pareti dell'aula (C), la scuola e le famiglie (A), imparare (S).

Da dove nasce: una linea del tempo

Per capire come funziona qualcosa non basta smontarlo e guardare i pezzi uno per uno: bisogna capire come i pezzi sono collegati. Questa è l'idea da cui nasce la teoria dei sistemi. Il metodo opposto, che studia i pezzi separati, si chiama riduzionismo.

Siccome guarda i collegamenti e non i materiali, la teoria funziona per cose molto diverse: una cellula, un'azienda, un termostato.

  1. Anni '30–'40Ludwig von Bertalanffy, biologo, propone una teoria generale valida per tutti i sistemi, partendo dagli organismi viventi come sistemi aperti.
  2. 1948Norbert Wiener fonda la cibernetica: controllo e comunicazione nell'animale e nella macchina. Concetto centrale: la retroazione.
  3. 1948Claude Shannon formula la teoria dell'informazione: l'informazione diventa una grandezza misurabile.
  4. 1956W. Ross Ashby scrive Introduzione alla cibernetica: per controllare un sistema serve un controllore con almeno altrettanta varietà di risposte.
  5. 1968Bertalanffy pubblica il libro General System Theory, che raccoglie e diffonde la teoria.
  6. 1972Il rapporto I limiti dello sviluppo (Meadows e colleghi) usa modelli di sistema per simulare popolazione, risorse e inquinamento del pianeta. Nello stesso periodo Maturana e Varela descrivono i viventi come sistemi che si costruiscono e si riparano da soli.
Coppia da non confondere

Bertalanffy = Biologia, sistemi aperti. Wiener = Watt e macchine, cioè controllo e retroazione (cibernetica, dal greco kybernetes, timoniere).

Classificazione: sette domande, sette coppie

Per classificare un sistema non serve imparare un elenco: basta farsi le domande nella colonna rossa, una alla volta.

Domanda da farsiSe sìSe no
Scambia materia ed energia con l'ambiente?Apertoessere vivente, azienda, cittàChiuso (solo energia) o isolato (nulla)pentola a pressione chiusa; l'isolato è un'idealizzazione
L'ha costruito l'uomo?Artificialeautomobile, rete informaticaNaturaleecosistema, sistema solare
Ha memoria del passato?Dinamicoserbatoio che si riempie, conto in bancaStaticoresistore: l'uscita dipende solo dall'ingresso di ora
Lo osservo in ogni istante?Tempo continuotemperatura di una stanzaTempo discretovoti a fine quadrimestre, campioni di un computer
Vale la sovrapposizione degli effetti?Linearecausa doppia, effetto doppio: molla idealeNon linearependolo a grandi oscillazioni, meteo
I suoi parametri restano costanti?Tempo-invariantestesso esperimento oggi o domani, stesso risultatoTempo-varianterazzo che consuma carburante e perde massa
L'uscita è prevedibile con certezza?Deterministicocircuito elettricoStocastico (probabilistico)traffico, lancio di dadi, borsa
Filastrocca delle sette domande

Scambia? Chi l'ha fatto? Ricorda? Quando lo guardo? Si somma? Cambia? È certo?

Il modello: ingressi, stato, uscite

Un modello è una rappresentazione semplificata del sistema, costruita per capirlo o prevederne il comportamento. Non è la realtà: è utile se trascura ciò che non conta per lo scopo.

Le variabili si dividono in:

  • ingressi u: cause che agiscono sul sistema e che possiamo manipolare;
  • disturbi d: ingressi che non controlliamo;
  • uscite y: grandezze che osserviamo o misuriamo;
  • stato x: la memoria del sistema, ciò che serve sapere oggi per prevedere il futuro;
  • parametri: costanti che caratterizzano il sistema (massa, resistenza).
Sistema come scatola: ingressi a sinistra, disturbi dall'alto, uscite a destra, parametri dal basso, stato all'interno. SISTEMA stato x u₁u₂ ingressi ddisturbi yuscite parametri

ẋ = f(x, u)    y = g(x, u)

lo stato evolve, l'uscita si legge dallo stato

Tipi di modello

Fisico

un plastico, una galleria del vento, un prototipo in scala

Grafico

schemi a blocchi, grafi di flusso, diagrammi causali

Matematico

equazioni, spesso differenziali, che legano ingressi, stato e uscite; se risolte al computer diventano una simulazione

Come si costruisce un modello

  1. Fissare lo scopo e il confine: cosa voglio sapere, cosa sta dentro e cosa fuori.
  2. Individuare le variabili: ingressi, disturbi, stato, uscite.
  3. Scrivere le relazioni tra le variabili (leggi fisiche, dati sperimentali).
  4. Validare: confrontare le previsioni con misure reali e correggere.
Scatola nera, grigia, bianca

Nera: conosco solo ingressi e uscite. Bianca: conosco tutto ciò che c'è dentro. Grigia: una via di mezzo. Più la scatola è bianca, più il modello spiega; più è nera, più si limita a prevedere.

Schemi a blocchi: tre regole bastano

Ogni blocco trasforma un segnale d'ingresso in uno d'uscita secondo la sua funzione di trasferimento G = Y / X. Le frecce sono segnali, il cerchio è un nodo sommatore, il pallino pieno un punto di diramazione (il segnale si copia senza cambiare).

Serie

G₁ G₂

G = G₁ · G₂

uno dopo l'altro: si moltiplica

Parallelo

G₁ G₂ ++

G = G₁ + G₂

uno accanto all'altro: si somma

Retroazione

+− G H

W = G / (1 + G·H)

con retroazione negativa; con quella positiva il segno diventa −

La frase da imparare

In serie si moltiplica, in parallelo si somma, nell'anello chiuso vale: andata diviso (1 + giro completo). L'andata è G, il giro completo è G·H.

Catena aperta, catena chiusa, retroazione

Catena aperta

Il comando parte e nessuno controlla il risultato. Semplice ed economico, ma non si accorge dei disturbi.

tostapane a timer, lavatrice a programma, irrigazione a orario

Catena chiusa

L'uscita viene misurata e confrontata con il valore desiderato; la differenza (errore) guida la correzione. Corregge i disturbi, ma può oscillare se è tarata male.

termostato, cruise control, pilota automatico

Due tipi di retroazione

Negativa stabilizza

L'effetto si oppone alla causa: se l'uscita sale troppo, il sistema la fa scendere. Riduce l'errore. È così che il corpo resta in equilibrio da solo (omeostasi).

  • termoregolazione del corpo (sudore, brividi)
  • glicemia regolata da insulina e glucagone
  • prezzo che sale, domanda che scende

Positiva amplifica

L'effetto rinforza la causa: la variazione cresce sempre di più, finché qualcosa di esterno non la ferma. Porta a crescita esplosiva o a un cambio di stato.

  • fischio del microfono vicino alla cassa (effetto Larsen)
  • contrazioni del parto stimolate dall'ossitocina
  • valanga, corsa agli sportelli, interesse composto
Negativa = nemica dell'errore

La Negativa Neutralizza, la Positiva Pompa. Attenzione: “negativa” non vuol dire “cattiva”, è quella che tiene in piedi quasi tutti i sistemi che funzionano.

Comportamento nel tempo e stabilità

Quando cambia l'ingresso, un sistema dinamico non risponde all'istante. La risposta ha due fasi: il transitorio, in cui il sistema si “assesta”, e il regime, il comportamento finale. Il test classico è il gradino: l'ingresso passa di colpo da 0 a 1, come quando si alza il termostato.

0,35
Sovraelongazione: – Tempo di assestamento (2%): – Comportamento: –

Sposta il cursore: con poco smorzamento il sistema oscilla (come una molla), con molto smorzamento arriva lento senza superare il valore finale (come una porta con il pistone).

Sovraelongazione

di quanto l'uscita supera il valore finale, in percentuale

Tempo di assestamento

dopo quanto l'uscita resta dentro una fascia del 2% (o 5%) attorno al valore finale

Errore a regime

la differenza che rimane tra valore desiderato e uscita quando tutto si è calmato

Stabilità: la pallina insegna tutto

Un sistema è stabile se, dopo una perturbazione, torna all'equilibrio. In senso ingresso-uscita (BIBO): a un ingresso limitato corrisponde sempre un'uscita limitata.

Stabile

la pallina nella valle, spostata, ci torna

Instabile

sulla cima, basta un soffio e rotola via per sempre

Semplicemente stabile

sul piano si ferma dove la lasci: non scappa, ma non torna

Le otto idee del pensiero sistemico

Ogni idea ha prima un nome semplice, da ricordare, e sotto la parola "da libro" con il trucco per non dimenticarla. Parti sempre dal nome semplice e dall'esempio: la parola difficile arriva dopo.

Il tutto vale più dei pezzi

Una squadra forte non è solo undici giocatori bravi: conta come giocano insieme.

Si chiama olismo: “olos” vuol dire tutto.

un'orchestra, non solo tanti strumenti

Insieme nasce qualcosa di nuovo

Mettendo insieme le parti compare qualcosa che nessuna parte ha da sola.

Si chiama emergenza: la novità “emerge”, cioè viene fuori.

tante auto da sole non fanno la coda: tutte insieme sì

Resta in equilibrio da solo

Il sistema tiene le sue condizioni sempre uguali, anche se fuori cambia tutto.

Si chiama omeostasi: “omeo” = uguale, “stasi” = stare. Stare uguale.

36,5 °C d'estate e d'inverno

Strade diverse, stesso traguardo

Si può arrivare allo stesso risultato partendo da punti diversi.

Si chiama equifinalità: “equi” = uguale, “fine” = traguardo.

due studenti, due metodi, stesso voto

Senza energia arriva il disordine

Lasciato a sé stesso, ogni sistema si disordina. Per restare in ordine deve ricevere energia dall'esterno.

Si chiama entropia: la misura del disordine.

una stanza non si riordina da sola

Scatole dentro scatole

Ogni sistema è fatto di sistemi più piccoli ed è dentro un sistema più grande.

Si chiama gerarchia dei sistemi.

cellula, organo, corpo, famiglia, società

Si corregge da solo

Quando qualcosa va storto, il sistema aggiusta il proprio funzionamento senza aiuto esterno.

Si chiama autoregolazione: regolarsi da sé.

troppe volpi, pochi conigli, meno volpi

Causa ed effetto girano in tondo

Non c'è un inizio e una fine: l'effetto torna indietro e diventa di nuovo causa.

Si chiama circolarità: come un cerchio.

chi ha iniziato il litigio?
Le parole difficili si smontano

Omeo-stasi = stare uguale. Equi-finalità = stesso fine. Olismo = il tutto. Se ricordi i pezzi, la parola si ricostruisce da sola.

Parola chiave di tutto il capitolo

Relazione. Se all'orale non sai cosa dire, torna lì: la teoria dei sistemi studia i collegamenti tra le parti, non le parti da sole.

Ripasso attivo

Leggere non basta: bisogna richiamare. Prova a rispondere ad alta voce, poi tocca la carta per controllare.

Le dieci frasi da sapere a memoria

  1. Un sistema è un insieme di elementi in interazione, con un confine, un ambiente e uno scopo.
  2. La teoria generale dei sistemi nasce con Bertalanffy; la cibernetica con Wiener (1948).
  3. Aperto scambia materia ed energia, chiuso solo energia, isolato nulla.
  4. Dinamico significa con memoria; lo stato è quella memoria.
  5. Lineare significa che vale la sovrapposizione degli effetti.
  6. Un modello è una semplificazione utile, e va sempre validato.
  7. Serie: prodotto. Parallelo: somma. Anello: G / (1 + GH).
  8. La catena chiusa misura l'uscita e corregge l'errore; quella aperta no.
  9. La retroazione negativa stabilizza, quella positiva amplifica.
  10. Stabile: dopo un disturbo torna all'equilibrio; a ingresso limitato, uscita limitata.
Metodo in quattro mosse

1. Guarda la mappa iniziale per 2 minuti. 2. Chiudi la pagina e ridisegnala su un foglio. 3. Confronta e segna in rosso ciò che mancava. 4. Ripeti dopo un giorno, poi dopo tre, poi dopo una settimana: la memoria si consolida a intervalli.